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Il caso

Portanova: condannato a 9 anni l’amico che era con lui

Massimo Sesena
Portanova:  condannato a 9 anni l’amico che era con lui

A novembre il processo d’appello per stupro di gruppo per il giocatore: in primo grado è stato condannato a 6 anni

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Reggio Emilia Dopo mesi di quiete si rimette in moto la macchina della giustizia sul caso Portanova. Il prossimo 4 novembre il centrocampista oggi in forza alla Reggiana comparirà davanti alla Corte d’Appello di Firenze per rispondere – nel secondo grado di giudizio – del reato di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza conosciuta a Siena che nel 2021 ha accusato l’attaccante granata di aver abusato di lei e di averlo fatto assieme allo zio di Portanova, Alessio Langella, all’amico Alessandro Cappiello e un altro ragazzo che non aveva ancora 18 anni e che per questo reato è sotto processo al tribunale per i minorenni. In primo grado, Manolo Portanova è stato condannato a 6 anni di reclusione. E alla stessa pena è stato condannato, nello stesso procedimento anche lo zio, Alessio Langella. La novità di queste ore, accolta non senza preoccupazione dai legali del giocatore, è la pesante condanna inflitta all’unico imputato dei quattro che ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario. Alessandro Cappiello è stato condannato a 9 anni. Tre in più della misura inflitta al giocatore e allo zio, che a fine 2023 furono puniti a 6 anni con rito abbreviato. Una sentenza shock se si considera che la pubblica accusa ha chiesto per Cappiello una condanna a 6 anni e 4 mesi. Il giudice Fabio Frangini ha alzato la pena, con una condanna “fotocopia” di quella in cui sarebbe incorso Portanova se non avesse optato per un rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Frangini ha inoltre disposto una provvisionale del danno di 55 mila euro ai famigliari, presenti nel procedimento come parte civile. E proprio a commento di questa sentenza, il legale di Manolo Portanova, l’avvocato Gabriele Bordoni, non nascondeva la propria delusione, proprio in vista del processo di appello. «Io – ci ha detto al telefono – non mi aspetto più niente. Noi continueremo a difendere le nostre ragioni, ma sono troppo vecchio del mestiere per non capire che così come non ci hanno ascoltato in primo grado, non lo faranno nemmeno nel processo d’appello. Detto questo – conclude il legale – ci batteremo per provare l’innocenza di Manolo». Da cosa nasce questo pessimismo? L’avvocato di Portanova lo spiega anche con quello che è accaduto nel corso del processo a Cappiello: «Ci sono processi in cui l’esperienza ti dice che sei riuscito a instillare nella corte o nel giudice il ragionevole dubbio. Nel nostro caso, di fronte a una perizia medica che potrei definire ambivalente, nel senso che non esclude ma nemmeno prova con certezza che ci sia stata violenza; di fronte a una perizia fonica che prova che non era possibile non sentire nulla di quanto stava accadendo nella stanza accanto; e infine quando due giudici prendono per buono un memoriale (della ragazza, ndr) che io scopro essere stato preso pari pari dalla rete e tutto questo però non scalfisce la credibilità della ragazza... Mi dica lei come posso essere ottimista...». La vicenda, si ricorderà si svolge a Siena tra il 30 e il 31 maggio 2021. La giovane ha denunciato di esser stata violentata da quattro persone in un appartamento del centro di Siena e dopo un controllo in ospedale, è scattata l’indagine. Agli inquirenti la ragazza ha raccontato di aver accettato un invito da Portanova e di essersi appartata con lui, salvo poi trovarsi al centro di questa violenza di gruppo.l © RIPRODUZIONE RISERVATA