L’omicidio nell’autofficina di Dante Gomme: in Appello confermati i 26 anni di condanna a Sestito
Cadelbosco Sopra: nell’ottobre del 2021 aveva freddato con un colpo di pistola il suo ex dipendente Salvatore Silipo
Cadelbosco Sopra E’ stata confermata in toto la condanna a 26 anni al 72enne Dante Sestito per omicidio volontario, l’interdizione in perpetuo ai pubblici uffici e le statuizioni delle parti civili. La Prima Sezione Penale della Corte d’Assise d’Appello di Bologna sul delitto nell’autofficina “Dante Gomme” costato la vita a Salvatore Silipo (in foto), padre di famiglia di 29 anni freddato con un unico colpo di pistola alla tempia, ha confermato il verdetto di primo grado. Il 21 ottobre 2021 nell’autofficina del 72enne, Silipo fu convocato insieme al fratello Francesco e al cugino Pierfrancesco Mendicino per quello che sulla carta doveva essere un incontro chiarificatore (da un mese non andava più al lavoro). Invece il titolare Dante Sestito comparve a grandi passi, estrasse una 44 Magnum e sparò alla testa di Salvatore, freddandolo all’istante, mentre gli accompagnatori fuggirono.
Nel processo di Reggio Emilia, il pm Piera Giannusa aveva chiesto l’ergastolo per Dante Sestito contestando (oltre al porto d’arma illegale, la pistola rubata) l’omicidio volontario con tre aggravanti: futili e abbietti motivi, crudeltà e premeditazione. Il 9 febbraio 2024 in primo grado la Corte d’Assise presieduta dal giudice Cristina Beretti (a latere Matteo Gambarati) non aveva ravvisato i futili e abbietti motivi e aveva condannato Sestito a 26 anni di reclusione. Al processo d’Appello, la difesa ha esposto i suoi motivi: la tesi che Sestito non voleva commettere un omicidio bensì solo minacciare (il colpo sarebbe partito per sbaglio), la riqualificazione del reato in omicidio colposo e non doloso, le attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti (e non equivalenti), l’esclusione della premeditazione e della crudeltà. Nessuna di queste istanze, però, è stata accolta.