Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso

Femminicidio di Giulia Galiotto, “Le Iene” scovano Marco Manzini: assunto di nuovo, riparte la battaglia per il risarcimento

Serena Arbizzi
Femminicidio di Giulia Galiotto, “Le Iene” scovano Marco Manzini: assunto di nuovo, riparte la battaglia per il risarcimento

Condannato per aver ucciso la moglie nel 2009, l’uomo è stato nuovamente assunto a tempo indeterminato in un’azienda di Reggio Emilia. Deve un risarcimento di 1,2 milioni di euro

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Uccise la moglie a colpi di pietra nel 2009, nella casa dei suoi genitori e nel 2022 ottenne la semilibertà: dopo aver lavorato per oltre due anni in una ditta reggiana, si era licenziato la scorsa estate, al termine della semilibertà. Ora, Marco Manzini, che uccise la moglie Giulia Galiotto, risulta assunto a tempo indeterminato in un’azienda di Reggio, città dove vive. La famiglia ha già avviato le pratiche per chiedere il pignoramento di un quinto dello stipendio per ottenere il risarcimento che spetta loro di diritto, come stabilito da una sentenza. Il caso di Giulia Galiotto è riaffiorato nuovamente sulle cronache nazionali dopo la notizia, data dalla Gazzetta, che i famigliari di Giulia - i quali hanno diritto per sentenza a un risarcimento pari a un milione e 200mila euro -hanno ricevuto dall’Agenzia delle Entrate cartelle esattoriali sul risarcimento per il femminicidio, per oltre 6mila euro. I pignoramenti sullo stipendio di Manzini si erano interrotti al momento del licenziamento. Tuttavia, come emerge dal servizio andato in onda sulla trasmissione “Le Iene”, l’uomo lavora presso la stessa azienda presso cui è stato riassunto nuovamente a tempo indeterminato.
 



I famigliari di Giulia, dunque, hanno avviato le pratiche necessarie. Nel frattempo, c’è stata anche una novità importante, legata alla nuova legge sul femminicidio, che prevede che non sia più effettuata la tassazione all’atto del pignoramento. Nel corso del servizio è stata ripercorsa l’agghiacciante dinamica del femminicidio. Ed è stata mostrata una mail che Manzini inviò a Giulia un mese prima di ucciderla. Mail in cui scrive che cercare un figlio sarebbe sato un errore. E annunciava che avrebbero dovuto parlare di questo. La sera del femminicidio l’uomo disse di non avere incontrato Giulia quella sera. Ma c’è un dettaglio che lui non sa. La stessa Giulia aveva telefonato alla sorella Elena per dirle che lei e il marito avrebbero parlato quella sera. Giulia non stava andando a togliersi la vita: era evidente. Ed è stata questa telefonata la chiave di volta che ha permesso di capire che quello di Giulia Galiotto non è stato un suicidio, bensì un femminicidio. La telefonata riferita da Elena, infatti, ha permesso di scoprire il luogo del delitto, pulito in modo maniacale dal killer. Tuttavia, nel vialetto sono state ritrovate tracce di sangue, dopo le quali Manzini ha confessato con lucidità agghiacciante la scena. Manzini aveva anche mostrato un biglietto di Giulia in cui scriveva: “Non sono razionale o lo sono quando ormai è troppo tardi”. Biglietto che però era stato scritto mesi prima del matrimonio e non nell’imminenza del femminicidio. Venendo ad oggi, Manzini continua a lavorare a Reggio Emilia nella stessa azienda da cui si era licenziato la scorsa estate. È qui che l’inviata de “Le Iene” Nina Palmieri lo ha sorpreso fra un turno di lavoro e l’altro. Incalzato dalle domande, l’uomo risponde a monosillabi senza fingersi stupito dal fatto che ora la famiglia potrà rivalersi sul suo stipendio, come ha diritto di fare da sentenza. l © RIPRODUZIONE RISERVATA