Il suicidio di Francesca Brandoli: «Era contrariata per una sanzione che aveva limitato il lavoro all’esterno»
Il garante per i detenuti Francesco Maisto: «L’avevo vista 15 giorni fa, non immaginavo». La donna stava scontando l’ergastolo per l’omicidio dell’ex marito
Reggio Emilia «L’ho vista quindici giorni fa. Diciamo che era contrariata, non era serena, ma non in una situazione tale da far pensare a un gesto estremo. Avevo suggerito alla direzione un colloquio con la psicologa. Non potevo immaginare un suicidio». Francesco Maisto, il garante dei detenuti di Milano, è stato una delle ultime persone a incontrare la reclusa Francesca Brandoli. Il motivo della contrarietà è attribuibile a «una sanzione disciplinare che due mesi fa aveva determinato la sospensione del lavoro all’esterno». Non basta, però, a spiegare anni in cui Brandoli si è impegnata per farcela. «La seguivo per il suo reinserimento sociale che stava andando bene, non aveva patologie di carattere psicotico – conclude il garante –. Qualcosa dev’essere successo. Bollate è una città: ci sono 1.200 reclusi».
Questi diciannove anni da detenuta sono stati una sorta di montagne russe, per Brandoli, con bassi (la disperazione iniziale, il tentativo di suicidio alla Dozza di Bologna), ma anche di alti. A seguire la donna a Milano, nella fase esecutiva della pena diventata definitiva, è stato l’avvocato Daniele Barelli di Milano, stupito di quello che ha definito «un evento nefasto». Il legale, che ha seguito Brandoli fino a cinque anni fa, descrive il periodo trascorso a San Vittore (prima del trasferimento a Bollate) come positivo. «Brandoli aveva seguito un percorso di reinserimento facendo tante attività, teatro compreso. Era molto determinata e dopo dieci anni di buona condotta usciva spesso: permessi lavorativi (all’Expo di Milano o come barista) e permessi per legami familiari. Quando la sorella la veniva a trovare passavano la giornata insieme». Parlava sempre dei suoi figli, «il suo cruccio maggiore», prosegue il legale: «Si teneva in contatto con lunghe lettere, mostrava i loro disegni, sapeva cosa facevano e ne parlava sempre». © RIPRODUZIONE RISERVATA