Gazzetta di Reggio

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Il femminicidio di Novellara

Processo Saman, lo zio Danish parla in aula: «Furono i cugini a scavare la fossa, ma non so chi l’ha uccisa»

Processo Saman, lo zio Danish parla in aula: «Furono i cugini a scavare la fossa, ma non so chi l’ha uccisa»

A Bologna nuova udienza del processo d’appello: la settimana prossima parleranno i genitori della 18enne

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Bologna È ripreso, oggi giovedì 13 marzo, davanti alla Corte d'Assise d'appello di Bologna il processo per il femminicidio di Saman Abbas, la 18enne di origine pakistana uccisa a Novellara il 1 maggio del 2021. L’udienza è proseguita con la testimonianza del fratello di Saman Abbas. In aula erano presenti, come nelle scorse udienze, i cinque imputati: i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, condannati in primo grado all'ergastolo, lo zio Danish Hasnain, che in primo grado è stato condannato a 14 anni, e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, assolti in primo grado. Nel pomeriggio ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee anche lo zio Danish. La prossima udienza, in programma giovedì prossimo, vedrà la testimonianza dei genitori di Saman.

La versione dello zio

L’uomo ha raccontato che furono i due cugini Nomanhulaq Nomanhulaq  Ikram Ijaz a svegliarlo dicendogli che «era successo un casino». E che poi lo avrebbero condotto sul luogo in cui si trovava il cadavere di Saman Abbas, presero il corpo e andarono verso il luogo dove poi è stato trovato il cadavere, un casolare vicino alla casa della famiglia. Questa la versione che lo stesso Danish Hasnain, che fece ritrovare il corpo e che in primo grado è stato condannato a 14 anni, sta fornendo alla Corte d'Assise d'Appello di Bologna nelle dichiarazioni spontanee che sta rendendo nel processo di secondo grado.  A scavare la fossa, secondo l'imputato, sarebbero stati i due cugini, mentre lui li avrebbe «aiutati a pulire la terra». Infine, Danish ha anche detto di aver dato dei baci alla nipote ormai morta. «Non so chi ha ucciso Saman, perché non ero lì quando è successo» ha detto lo zio, rispondendo a una domanda del suo legale Liborio Cataliotti. Sempre rispondendo a Cataliotti, lo zio di Saman afferma che il fratello della ragazza, che oggi ha concluso la propria testimonianza, «non mi ha mai chiesto che fine avesse fatto Saman, e l'1 maggio piangeva perché i genitori non lo avevano portato in Pakistan».   «Non ho mai chiesto a Nomanhulaq e a Ikram chi ha ucciso Saman,  ma ho saputo dal Pakistan che erano stati i genitori» ha poi concluso.

La testimonianza del fratello

«A casa le decisioni importanti le prendeva mio padre: si confrontava con gli altri uomini della famiglia,  mia madre non poteva parlare». A dirlo, rispondendo in Corte d'Assise d'appello a Bologna alle domande dell'avvocato Simone Servillo, difensore di sua madre Nazia Shaheen, è il fratello di Saman Abbas. Proseguendo nella sua deposizione, il giovane ha detto che né lui, né la sorella sono mai stati picchiati dalla madre, affermando che entrambi avevano un buon rapporto con lei. Alla domanda se Saman sia mai stata picchiata da qualcuno, il teste ha risposto «no», mentre ha detto «non ricordo» quando Servillo gli ha domandato se la madre fosse stata percossa. In precedenza, il teste aveva ribadito al difensore della madre di aver visto lo zio, la sera dell'omicidio, prendere alle spalle Saman, e di non ricordarsi se in quel momento la madre poteva vedere la scena. In quel momento la donna è scoppiata a piangere e si è portata le mani al volto.


«Prima ero traumatizzato e non avevo la forza di parlare: avevo paura, tutti: i miei genitori e i parenti come mio zio. Mi dicevano di non parlare. Pian piano ho iniziato a dire tutte le cose, ho deciso di parlare per la giustizia» aveva detto in precedenza, rispondendo alle domande che gli sono state rivolte dalla sostituta pg bolognese Silvia Marzocchi.

Il giovane Alì Haider a inizio udienza, nel rispondere alle domande della sostituta pg Silvia Marzocchi e del presidente della Corte Domenico Stigliano, aveva detto di aver saputo dai giornali che Saman era stata seppellita in una buca, a suo dire scavata dallo zio e dai cugini. Il fratello ha poi dichiarato di aver chiesto più volte allo zio e ai cugini dove fosse Saman, sentendosi rispondere, in un'occasione: «Non possiamo dirti dov'è, ma è in paradiso, sta bene«.