Il paese di Cerreto Alpi tenuto vivo dai “Briganti”
Sono nove i soci lavoratori della cooperativa di comunità. Erika Farina: «Creiamo lavoro per le famiglie che sono rimaste»
A Cerreto Alpi, nell’Appennino tosco-emiliano, in provincia di Reggio Emilia, sorge una cooperativa di comunità chiamata “I Briganti di Cerreto”. L’esigenza di tutelare il proprio territorio, e in particolare Cerreto Alpi, valorizzando quelle che sono le risorse locali, è ciò che ha unito Erika Farina, una delle socie fondatrici, e gli altri “Briganti”. L’abbiamo intervistata.
Qual è la molla che vi ha spinti a creare questa cooperativa e quali finalità vi prefiggete per il futuro?
«La cooperativa “I Briganti di Cerreto” nasce nel 2003 da un gruppo di giovani amici attorno ai 20 anni decisi a rimanere nel nostro paese natale, ovvero Cerreto Alpi. La molla è stata il fatto che non si voleva abbandonare questo luogo che ormai si stava spopolando e c’era quindi bisogno di creare lavoro. Siamo partiti dal bosco e dal castagneto, le nostre principali passioni. Con il duro lavoro iniziarono ad arrivare i primi stipendi e, a distanza di 22 anni, ad oggi siamo 9 soci lavoratori. Il presidente è mio fratello Luca Farina e la principale finalità che ci prefiggiamo resta quella di ridare vita e un futuro al nostro paese creando opportunità di lavoro per le famiglie che hanno deciso di rimanere a vivere qui e per quelli che vorranno tornare».
Quali sono le vostre attività principali e quali settori coinvolgono?
«Le nostre attività principali fanno parte del settore delle forestazione, che vale circa l’80% del nostro fatturato. Tra queste rientrano il taglio del bosco, lo sfalcio dell’erba, la manutenzione del territorio e anche l’essicazione delle castagne. Noi produciamo infatti la farina di castagne in un metato con il metodo tradizionale. Un’altra piccola ma importante parte della nostra attività rientra nel settore turistico perché gestiamo “Il Mulino di Cerreto” un alloggio rurale con 10 posti letto che ci permette di portare turisti a Cerreto Alpi che, magari, conoscendo il borgo decidono di tornare. Ospitiamo anche uscite di scolaresche per far innamorare le persone della nostra natura. Infine, ci occupiamo dell’accudimento degli anziani del nostro paese all’interno di un progetto della Strategia Aree Interne dell’Appennino».
In che rapporti siete con le autorità locali?
«Abbiamo buoni rapporti, con le amministrazioni lavoriamo a stretto contatto perché spesso ci “sostituiamo” o supportiamo attività che le amministrazioni non riescono a sostenere economicamente. Per esempio riguardanti l’accudimento sociale degli anziani che gestiamo in collaborazione alle infermiere di comunità e assistenti sociali del Comune di Ventasso , che rappresentano la maggioranza della nostra popolazione. Sul territorio collaboriamo anche con realtà come il Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, nell’organizzazione di eventi come il Campionato Mondiale del fungo che si svolge ogni anno a Cerreto».
In che modo i giovani potrebbero rappresentare una risorsa per il perseguimento dei vostri obiettivi e come potrebbero collaborare?
«Possono fare tante cose, adattandosi, le possibilità ci sono e uno dei nostri obiettivi è proprio quello di garantire occupazione alle nuove generazioni. I giovani sono una risorsa fondamentale ma è una questione di volontà e di spirito di sacrificio. Per esempio mio figlio, dopo essersi diplomato all’Itis informatica, ora lavora con suo padre e suo zio nella falegnameria di famiglia, una delle attività principali del nostro territorio».
Quali punti di contatto esistono tra le vostre attività il settore del turismo? E come può quest’ultimo contribuire alla rivitalizzazione e allo sviluppo del posto?
«Noi ci crediamo anche se Cerreto Alpi non è mai stato un luogo turistico, essendo che i turisti vanno soprattutto a Cerreto Laghi per le piste da sci. Quindi non è facile. Il nostro è un turismo sostenibile che si rivolge a chi cerca un contatto con la natura e la comunità ed è disposto ad essere coinvolto e partecipe alle nostre attività come per esempio la raccolta delle castagne. Un tipo di turismo che è contributivo per il nostro sviluppo».
I vostri obiettivi futuri?
«Tenere vivo il più possibile il nostro borgo e per farlo crediamo molto nella collaborazione con altre realtà dell’Appennino come Succiso quindi con la Valle dei Cavalieri e anche con altri operatori turistici. Lavoriamo in rete, ci aiutiamo a vicenda, essendo tutti sulla stessa barca, anche perché da soli non si va da nessuna parte».l
*Studente dell’indirizzo turistico dell’istituto Mandela di Castelnovo Monti