Gazzetta di Reggio

Reggio

albinea 

Un cammino dei tulipani nel ricordo del pilota Usa

Matteo Incerti* ; *Scrittore e giornalista
Un cammino dei tulipani nel ricordo del pilota Usa

Il progetto della Pro loco dopo il recupero della vicenda del caccia americano precipitato a Vendina nel 1944: qui la madre del militare tornò e seminò i bulbi

6 MINUTI DI LETTURA





Matteo Incerti*

Camminando tra le dolci colline verdi che sovrastano Albinea, in quei tratti che nelle giornate primaverili di pioggia, sole e erba accarezzata dal vento ricordano la lontana Irlanda, anche l’arcobaleno di colori dei tulipani potrebbe accompagnare i passi di chi cerca la quiete nella natura. Un’ arcobaleno che ci riporta ad un lontano e tragico giorno di guerra e all’amore di una madre venuta da lontano.

LA STORIA

Tutto ha inizio in una nuvolosa mattina di settantasette anni fa, il 12 maggio 1944, quando sui cielo di Reggio Emilia si combatte in alta quota. Alle otto e venti circa, viene avvistata una formazione di sei caccia americani P-38 Lightning del 1st Fighter Group decollati alla buon ora dalla base di Foggia. La loro missione aveva come obiettivo il mitragliamento dell’aeroporto reggiano, uno dei maggiori del nord Italia e di quello di Piacenza. La formazione di caccia americani era pronta a far fuoco sull’aeroporto, già violentato nei mesi precedenti da migliaia di ordigni alleati sganciati contro questa struttura militare e le adiacenti Officine Meccaniche Reggiane, una delle maggiori fabbriche di aeroplani a servizio in Italia della macchina bellica di Mussolini e Hitler.

Il primo attacco, come ricordano i fonogrammi di guerra del tempo – ritrovati da Corrado Ferrari presidente della Pro Loco di Albinea e la precedente documentazione raccolta nel ricchissimo volume “22.000 bombe su Reggio” di Michele Becchi e Amos Conti – inizia con una prima raffica di proiettili esplosivi che distrugge aerei a terra nel nostro aeroporto e colpisce il Macchi 205 pilotato dal maresciallo Carlo Magnaghi, che in quel momento stava effettuando riprese acrobatiche per il Cinegiornale Luce del tempo. Magnaghi gravemente ferito ad un gamba si paracaduta. Viene recuperato a Masone mentre il suo velivolo si schianta a Gavassa. L’aviatore nonostante l’amputazione della gamba, non sopravviverà alle tremende ferite riportate. Per contrastare l’incursione alleata si alzano in cielo altri velivoli dell’ANR, l’aeronatica repubblicana di Salò, mentre altri mezzi vengono dirottati su Reggio. A bordo del suo Macchi 205, il sottotenente Aurelio Morandi riesce ad agganciare tra le nubi il P-38 pilotato dal tenente Richard Cooley, un giovane originario di Lookwood nell’Ohio e arruolatosi a Jefferson County nel Colorado. Mentre Cooley sta cercando di risalire in quota da 1.500 a 10.000 piedi, come testimonia il suo capo squadriglia Harold Lienau nel rapporto stilato al ritorno, Morandi lo raggiunge. «Pilota Morandi habet raggiunto velivolo nemico tra le nubi ed effettuato alcune raffiche senza poter accertare immediati risultati causa condizioni atmosferiche avvers», viene scritto nel rapporto dell’attività bellica del 1° Gruppo di Caccia dell’Anr recuperato da Ferrari. Cooley colpito sul cielo tra Reggio e Fogliano, tenta di riportare il velivolo in quota e vira verso le colline. Lineau, non lo vede più in formazione, ma le nubi fitte e il maltempo potrebbero ingannarlo. Il caposquadriglia tenta di mettersi in contatto con Cooley via radio, ma non risponde. Il suo destino sembra segnato. Il pilota colpito, tenta un atterraggio di fortuna tra le colline di Albinea ma come accertano i rapporti dell’ANR «velivolo Lighting est successivamente precipitato incendiato in zona Vendina comune di Albinea».

Alcuni contadini accorrono per cercare di salvare Cooley ma non c’è più nulla da fare. E morto durante l’impatto. Altri due aerei P-38 che hanno perso il contatto con Cooley e la formazione cercano la fuga per tornare alla base, ma causa maltempo precipitano nei pressi di Imola. Il tenente James Illy si salva lanciandosi con il paracadute e verrà fatto prigioniero dai nazifascisti, mentre per Robert McIntosh non c’è niente da fare. Quando il resto della formazione torna alla base i tre vengono dichiarati “Missing in Action”. Dispersi in azione.

Intanto, contadini e ragazzetti si avvicinano alla carcassa dell’aereo di Cooley. In tempi di fame e scarsità di materie prime, i pezzi dei velivoli precipitati erano un ottimo giacimento di materiali utili sia per il mercato nero che per usi domestici. Un ragazzo, Pietro Fontanesi di Broletto (deceduto qualche anno fa ultranovantenne) e suo fratello si avvicinano per cercare di soccorrere il pilota. Ma vedono che non c’è più nulla da fare. Scrutano il corpo di Cooley che è incastrato nelle lamiere contorte. Viene estratto dalle carcasse della cabina di pilotaggio dell’aereo bi-coda e riposto a terra. Pietro Fontanesi, adagiando il corpo gli estrae dolcemente la cuffia in cuoio e tela e la prende con sé.

LA CUFFIA

Su quel prato della Vendina, si consuma il triste rito di guerra. Mentre il giovane statunitense giace esamine al suolo, gran parte dei pezzi del suo aereo vengono staccati dai contadini prima che arrivino tedeschi e fascisti. Pietro Fontanesi se ne ritorna a casa con la cuffia di quel misterioso aviatore caduto dal cielo. Anni dopo, l’uomo dona la cuffia di Cooley a Matteo Mariani, un appassionato di storia e ricerche belliche con il metal detector che trova anche i pezzi di un altro velivolo, precipitato a Poiano d’Albinea. Si tratta di un bombardiere B-25 americano colpito a Ostiglia (Mantova) e precipitato sulle colline della vicina costa di Poiano il 10 novembre 1944, con l’intero equipaggio che però si era già lanciato (come testimonia il diario del parroco di Albinea Don Ugoletti che riporta lo schianto). Nello stesso giorno a Banzola poco più a sud cadde anche l’altro B-25 colpito nella medesima missione, con una parte dell’equipaggio che morì. A Villa Sesso, uno di loro, Vernon Bender venne ferito a morte da un milite della Guardia Nazionale Repubblicana fascista che accorse nel luogo dove era atterrato con il paracadute. Mentre altri due, Julus Nagy e Lawrence Clausen vengono soccorsi dai Manfredi. Nascosti da Cesare Manfredi, prendono poi la via dei monti per attraversare le linee nemiche. La figlia di Nagy , Jane che è stata ricontattata di recente, ricorda che il padre gli parlò del «coraggio dei partigiani che lo nascosero. Poi accompagnato da donne staffette si finse muto per oltrepassare le linee tedesche in un lungo viaggio».

I TULIPANI

Come ricostruito da testimonianze e documenti raccolti da Corrado Ferrari, alla fine della guerra i genitori di McIntosh, che era figlio di un generale e quelli di Cooley, attraversarono l’Oceano alla ricerca dei corpi dei figli. Cooley prima venne sepolto nelle nostre colline, poi nel cimitero militare americano di Mirandola ed infine a Firenze dove riposa tutt’ora. Il corpo di McIntosh venne rintracciato nell’Imolese. «Da testimonianze raccolte dai contadini più anziani – spiega Corrado Ferrari presidente della Pro Loco – quella che con ogni probabilità era la madre di Cooley, si inerpicò in lacrime sulle dolci colline della Vendina e inginocchiata su quella terra dove gli indicarono la caduta del velivolo iniziò a piantare alcuni bulbi di tulipano». Lì, dove il buio della guerra spense la vita di suo figlio, la madre voleva che fiorissero ogni primavera i più colorati tra i fiori. «Ora dovremo individuare il luogo esatto dello schianto – spiega Ferrari – secondo testimoni alcuni pezzi delle travi di coda del velivolo vennero utilizzate per realizzare un ponticello sul rio Vendina». Intanto Mariani è riuscito a raccogliere con il suo metal detector già diversi micro frammenti del B-25 schiantatosi a Poiano nel novembre dello stesso anno. «Ora i reperti recuperati da Mariani e la cuffia – spiega Ferrari – verranno donati nel nascente museo che vogliamo creare ad Albinea. Un museo storico-multimediale, che sarà fatto di tante storie umane come questa”».

IL CAMMINO I TULIPANI

Ma non solo. Ora l’idea è quella di creare tra le bellissime colline di Albinea tra Fola – dove il 7 marzo 1945 cadde un altro aereo americano, un Thunderbolt – Poiano, Vendina, Botteghe il “cammino dei tulipani”. Un percorso ciclo-pedonale storico-paesaggistico che magari potrebbe partire in città proprio dagli argini di Sesso e Case Manfredi per arrivare nelle colline, con cartelli che ricordino i diversi eventi legati agli aviatori e migliaia di tulipani colorati messi a dimora dai bambini di Albinea in vari punti. Un ricordo di pace e speranza, nato dal gesto di una madre, per commemorare il figlio, il tenente Richard Cooley, morto sui cieli di Reggio il 12 maggio del 1944. —

*Scrittore e giornalista