Bonaccini: «Fu un errore chiudere i punti nascita in montagna"
Mea culpa del presidente della Regione. Le "cicogne" di Castelnovo Monti: «Finita l’emergenza applicheremo il protocollo discusso con Speranza»
CASTELNOVO MONTI. «È stato un errore chiuderli, ma intendo tener fede a quanto preannunciato: riapriremo i punti nascita in Appennino». È un’ammissione destinata ad aprire un capitolo nuovo, a più di 3 anni dalla chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo, quella resa dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, nell’ambito di una relazione sull’evoluzione della pandemia Covid martedì, in assemblea legislativa.
«Ho una sola parola anche quando sbaglio – ha detto Bonaccini –. Chiusa l’emergenza Covid applicheremo il protocollo sperimentale discusso con il Ministro Speranza proprio a Bologna. Riapriremo Castelnovo Monti, Bentivoglio, Porretta, Pavullo, Borgotaro. Feci un errore, facemmo un errore, rimedieremo: quei punti nascita li riapriremo».
Parole che hanno inevitabilmente sollecitato una serie di reazioni. Come quella del Comitato Le Cicogne, che a Castelnovo Monti si batte per il punto nascita da prima che chiudesse.
«Il nostro impegno ora sarà tutto perchè le promesse di riapertura vengano mantenute» afferma la portavoce, Nadia Vassallo, che è sempre stata in prima linea in questa battaglia e nel frattempo è diventata consigliere comunale di opposizione a Castelnovo Monti, con il gruppo “Castelnovo ne’ cuori”.
«Le parole di Bonaccini, al contrario delle numerose dichiarazioni precedenti, non cercano scappatoie di responsabilità e neanche giustificazioni, e per la prima volta ammettono quanto abbiamo sempre ritenuto: è stata una scelta assunta dalla giunta della Regione Emilia-Romagna che poteva essere evitata. Ed invece era stata preparata» dichiara. «La lunga lotta che noi Cicogne abbiamo intrapreso porta finalmente al riconoscimento delle nostre ragioni e del diritto disconosciuto alle donne di montagna di poter partorire in sicurezza e in prossimità dei propri luoghi di residenza, senza dover soffrire i rischi ed i disagi disumani di trasferimenti anche a due ore di distanza lungo strade tortuose – va avanti – Una battaglia di civiltà che noi Cicogne siamo fiere di aver combattuto, ma che ancor prima di rallegrarci, ci fa provare grande amarezza per tutto quanto abbiamo vissuto e subito in questi anni, a Bologna, a Castelnovo, a Roma».
Prosegue Vassallo: «Ci siamo spese oltre ogni ragionevole prudenza e convenienza e proprio per questo siamo state umiliate e isolate. Ma ancora il nostro ruolo non si è esaurito: finchè non riapriranno i punti nascita dovremo rimanere attive e nel farlo chiediamo che cessi immediatamente l’ostracismo che ci è rivolto dalle autorità locali. Vogliamo prendere parte alla discussione e alla verifica del progetto di riapertura. Vogliamo partecipare a pieno titolo ai tavoli della sanità e alla discussione del protocollo. Abbiamo persone qualificate per farlo, medici e madri che possono esprimere il valore aggiunto che è mancato in questi anni di oblio delle coscienze». «Noi ci siamo, non andiamo a letto e rimaniamo sveglie – assicura – Non pretendiamo scuse: attendiamo solo che la progettualità abbia luogo e il punto nascita riapra. Il nostro impegno civico rimane. Siamo la società civile che i partiti favoleggiano, ma poi di fatto osteggiano. Siamo entrate in consiglio comunale per continuare la lotta ma non apparteniamo a partiti, la nostra bandiera sono i diritti delle donne, della montagna, della salute. E chiediamo ora l’appoggio dei cittadini». —
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