CONDANNATA ALL'ERGASTOLO PER L'OMICIDIO DELL'EX MARITO
La Brandoli cerca di impiccarsi alle sbarre
La 36enne Francesca Brandoli - condannata all’ergastolo con il compagno Davide Ravarelli per l’omicidio di Christian Cavaletti - ha tentato il suicidio nel carcere bolognese della Dozza: è stata salvata da una compagna di cella. Ha cercato di farla finita formando un cappio con alcune strisce di lenzuolo, per poi impiccarsi alle sbarre. Era già agonizzante quando è intervenuta una detenuta. Fissato il processo d’appello: la prima udienza si terrà il 9 dicembre.
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIOLO. Francesca Brandoli ha tentato di uccidersi nel carcere bolognese della Dozza ed è stata salvata da una compagna di cella.
Tornano prepotentemente i toni cupi sull'omicidio dell'artigiano reggiolese Christian Cavaletti di cui l'Assise ha ritenuto responsabili a fine ottobre 2008 - condannandoli all’ergastolo - appunto l'ex moglie della vittima che ora ha tentato il suicidio e il suo compagno Davide Ravarelli.
IL CAPPIO. Secondo quanto «filtra» dal carcere felsineo, la Brandoli ha cercato di farla finita in un tardo pomeriggio di fine agosto, approfittando di un momento in cui le sue due compagne di cella non la potevano vedere. Con alcune strisce di lenzuolo ha formato un cappio, per poi impiccarsi alle sbarre. Un gesto compiuto con la massima freddezza, dettata dalla disperazione.
LA COMPAGNA DI CELLA. Ma il destino ha voluto che sopraggiungesse una compagna di cella: ha sfilato dal cappio la testa della detenuta già agonizzante, chiedendo contemporaneamente aiuto ai poliziotti penitenziari. Un intervento disperato e deciso, che le ha salvato la vita.
Non nuova ad atti autolesionistici - ma questo è decisamente il più grave - la 36enne aveva espresso, un anno fa, tutta la sua disperazione dopo la lettura della sentenza, facendo riferimento proprio ad un gesto estremo: «Se in appello non riformeranno la sentenza - aveva detto - mi uccido».
E' trascorso un mese da quanto accaduto nel carcere bolognese e la Brandoli si è ripresa: una mano psicologica per superare quel momento di difficoltà sembra che gliel’abbia data la fissazione del processo d’appello (la prima udienza si terrà il 9 dicembre).
VENDUTA L'AUTO. Ieri, in carcere, ha ricevuto la visita del suo legale - l’avvocatessa Lucrezia Pasolini - e quella del notaio con cui ha disposto il passaggio di proprietà della sua Toyota Yaris. Ha venduto la macchina finita ben presto nel mirino delle indagini: con quell’auto la Brandoli, dopo mille colpi di scena, aveva ammesso d'essersi recata con Ravarelli a Reggiolo la sera dell’omicidio di Cavaletti (30 novembre 2006), parcheggiando in viale Caboto, nei pressi della casa in cui l’ex marito abitava con i due figli.
L’APPELLO. Novità in vista anche per l'appello: Ravarelli non sarà più difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti ma dal legale calabrese Salvatore Staiano che era uscito di scena nel bel mezzo del processo di primo grado in Assise a Reggio.
Tornano prepotentemente i toni cupi sull'omicidio dell'artigiano reggiolese Christian Cavaletti di cui l'Assise ha ritenuto responsabili a fine ottobre 2008 - condannandoli all’ergastolo - appunto l'ex moglie della vittima che ora ha tentato il suicidio e il suo compagno Davide Ravarelli.
IL CAPPIO. Secondo quanto «filtra» dal carcere felsineo, la Brandoli ha cercato di farla finita in un tardo pomeriggio di fine agosto, approfittando di un momento in cui le sue due compagne di cella non la potevano vedere. Con alcune strisce di lenzuolo ha formato un cappio, per poi impiccarsi alle sbarre. Un gesto compiuto con la massima freddezza, dettata dalla disperazione.
LA COMPAGNA DI CELLA. Ma il destino ha voluto che sopraggiungesse una compagna di cella: ha sfilato dal cappio la testa della detenuta già agonizzante, chiedendo contemporaneamente aiuto ai poliziotti penitenziari. Un intervento disperato e deciso, che le ha salvato la vita.
Non nuova ad atti autolesionistici - ma questo è decisamente il più grave - la 36enne aveva espresso, un anno fa, tutta la sua disperazione dopo la lettura della sentenza, facendo riferimento proprio ad un gesto estremo: «Se in appello non riformeranno la sentenza - aveva detto - mi uccido».
E' trascorso un mese da quanto accaduto nel carcere bolognese e la Brandoli si è ripresa: una mano psicologica per superare quel momento di difficoltà sembra che gliel’abbia data la fissazione del processo d’appello (la prima udienza si terrà il 9 dicembre).
VENDUTA L'AUTO. Ieri, in carcere, ha ricevuto la visita del suo legale - l’avvocatessa Lucrezia Pasolini - e quella del notaio con cui ha disposto il passaggio di proprietà della sua Toyota Yaris. Ha venduto la macchina finita ben presto nel mirino delle indagini: con quell’auto la Brandoli, dopo mille colpi di scena, aveva ammesso d'essersi recata con Ravarelli a Reggiolo la sera dell’omicidio di Cavaletti (30 novembre 2006), parcheggiando in viale Caboto, nei pressi della casa in cui l’ex marito abitava con i due figli.
L’APPELLO. Novità in vista anche per l'appello: Ravarelli non sarà più difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti ma dal legale calabrese Salvatore Staiano che era uscito di scena nel bel mezzo del processo di primo grado in Assise a Reggio.